TU-35

Stefania Margiacchi e Lorenzo Bruni, intervistano Federico Fusj

1) come era la situazione artistica a siena quando hai iniziato a lavorare (gallerie, spazi di incontro, progetti) 

Per me era insufficente a tal punto che me ne sono andato a 17 anni a Milano

per frequentare l’accademia di Belle arti e formarmi in quell’ambiente artistico.

Ufficialmente ho esposto la prima volta nel 1988 nella mostra “Politica” a Novi Ligure in quanto il gruppo di artisti che frequentavo a Milano si manifestò per la prima volta pubblicamente in quella mostra. In quel periodo a Siena venivo per le vacanze estive o per brevi soggiorni. Mi ricordo la Galleria Nuovo Aminta, ed Alesandro Bagnai che iniziava una galleria annessa al laboratorio di cornici, Il Prisma spazio culturale multimedia. Le mostre ai magazzini del sale, in particolare la Biennale d’arte sacra curata da Massimo Lippi a cui parteciparono per la prima volta a Siena artisti del circuito nazionale ed internazionale dell’arte contemporanea.

In provincia, dal 1981 a settembre c’era l’annuale appuntamento con la festa dell’arte alla Volpaia di Radda in Chianti.  Ideata da Luciano Pistoi.  Luciano era un estimatore del mio lavoro ed ho partecipato all’edizione del decennale nel 1991. 

2) puoi parlarmi di una mostra a cui hai partecipato in particolare? 

A Siena ho partecipato ad una mostra per la prima volta solo nel 1998 per l’inaugurazione del Palazzo delle Papesse direzione Sergio Risaliti. La piattaforma tematica era denominata  Atlantide e la cura era di Laura Cherubini.  Il lavoro è stato un site specific per l’altana ed ha titolo “Ridare speranza”, una scultura in marmo giallo siena. Attualmente è conservato in una collezione privata a Roma. Emotivamente fu molto importante, costruivamo insieme il progetto in relazione agli spazi. Era una sensazione nuova, operavo in “casa” per la prima volta e lo facevo all’interno di una piattaforma di circuito dal quale Siena era stata fino ad allora distante.

Ricordo le sinergie molto forti e la novità vissuta in ogni momento come una affermazione professionale nuova in relazione alla città. Era come la consapevolezza di parlare una lingua che non sapevo se era compresa o no dalle persone a cui stavo parlando. Ricordo la tramontana la sera della vernice e le persone che salirono le scale fino al tetto per vedere il lavoro. Ricordo la sorpresa di molti a Siena che fino ad allora non sapevano della mia attività.

3) quali erano gli artisti con cui collaboravi e dialogavi?

Il mio gruppo di colleghi a quel tempo era a Milano per ovvie ragioni ed in particolare con quegli artisti che si stavano formando nei corsi di studio di Luciano Fabro a Brera, io ero inscritto alla scuola di Alik Cavaliere ma frequentavo da cultore della materia anche le lezioni di Fabro, all’inizio mi interessava il fatto che usasse il marmo come artista ma che insegnasse pittura come docente. A Siena stavo a studio in solitaria a sperimentare tante tecniche e stare a contatto con ciò che facevo.  Mi confrontavo e collaboravo con: Massimo Lippi, che è stato mio maestro di scultura dentro e fuori l’istituto d’arte. Mi incontravo a volte con Carlo Pizzichini, pittore e raramente con gli artisti che avevano esposto nelle mostre “Il Bue imploso”, a volte con Mattew Spender e Maro Gorky che all’inizio erano i genitori di una amica poi scoprii essere artisti. Con Bernardo Giorgi, Loris cecchini, e Sonia Marcacci abbiamo condiviso anni di studio e di giovane amicizia, Loro insieme a Cinzia Cozzi e Domenico De Matteis altri due colleghi artisti, vennero poi a studiare a Brera.

Dal 1990 al 1995  è andato avanti il dialogo  con alcuni artisti toscani che grazie alla curatelia di Maria Luisa Frisa si erano incontrati alla Galleria Margiacchi di Arezzo: Pancrazzi, Santarlasci, Sgherri.

Dal 1995 è iniziata la relazione operativa con Zerynthia e con gli artisti  che collaboravano con i vari progetti dell’associazione a Serre di Rapolano ( Siena) con alcuni di loro è nata poi una profonda amicizia.

4) quale è il rapporto con il territorio senese adesso? 

Direi che siamo in normali rapporti diplomatici tra due governi….

5) puoi descrivere un lavoro in particolare che hai fatto negli anni che esprime e sintetizza al meglio questo rapporto? 

Il ritorno al primo amore, al marmo scolpito col ferro,al tratto nobile,  senza dischi o mole che ne stressano la forma. Ad agire la forma partendo dalla parola. Ad oggi quanto chiedi lo ritrovo nel monumento al 150° dell’Unità d’Italia presso il Palazzo del Governo, marmo dipinto e la conseguente mostra Roeh alla Pinacoteca Nazionale di Siena per celebrare l’acquisizione di una mia scultura in quella collezione.

6) quale è il rapporto adesso con la situazione artistica senese…puoi indicare tre giovani artisti sotto i 35 anni che ti vengono in mente che sono nati a siena o che lavorano a siena? 

Il rapporto è di amore, rispetto e stima verso tutte le espressioni artistiche verso tutte le piattaforme. Sono quanto mi arricchisce ogni giorno.

Under 35… Negli ultimi tempi  mi hanno colpito

le foto e le performance sonore di Martina Liskova, fotografa e performer di origine slovacca Siena based,

il silenzio innamorato di Paul de Flers pittore di origine francese Siena based,

la pittura  recente di Gloria Tiezzi senese nel cui segno riconosco il  carico di storia pittorica del ‘900 italiano 

maggio 2015

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